Alberobello, la capitale mondiale dei trulli, è una piccola città e comune della città metropolitana di Bari, in Puglia, nel sud Italia. Ha 10.735 abitanti ed è famosa per i suoi unici trulli unici al mondo e divenuti nel tempo quasi un simbolo della Publia. I trulli di Alberobello sono stati dichiarati patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1996 e ogni anno arrivano in questa piccola cittadina decine di migliaia di turisti per ammirare incantati i trulli di Alberobello e scattare una foto ricordo. Oggi Alberobello è una delle località turistiche della Puglia che non possono mancare in nessun itinerario turistico. Notevole poi anche l’enograstronomia del luogo con moltissimi ristoranti e negozi locali dover poter assaggiare i sapori delle terre pugliesi.

UN PO’ DI STORIA

Una prima antropizzazione dell’area iniziò solo agli inizi del Cinquecento sull’impulso del Conte di Conversano Andrea Matteo III Acquaviva d’Aragona, figlio del famoso conte Giulio Antonio Acquaviva, morto nel 1481 nei pressi di Otranto, quando furono uccisi 800 martiri in battaglia contro gli ottomani. Il conte Andrea Matteo presentò dal feudo di Noci una quarantina di famiglie contadine per reclamare e coltivare la terra, con l’obbligo di dargli il decimo dei raccolti.

Il suo successore, il potente conte Giangirolamo II, noto come il Guercio delle Puglie perché aveva un occhio bendato (1600 – 1665), nel 1635 eresse una locanda con taverna e oratorio, che iniziò l’urbanizzazione della foresta con la costruzione di un conglomerato di piccole case. L’abbondanza di materiale, in particolare calcare e carsico e calcareo sedimentario, e il permesso del conte di costruire case solo con muri a secco senza l’uso di malta, che divenne il caratteristico trullo, contribuì all’espansione dell’agglomerato urbano.

Alberobello fu costruita per le strade dell’antico fiume Cana, dove ora si trova il largo Giuseppe Martelotta (detto anche Largo delle Fagade o largo della fiera). Alberobello rimase feudo degli Acquaviva d’Aragona fino al 27 maggio 1797, quando il re Ferdinando IV di Borbone, ospite a Taranto dall’arcivescovo, accolse la petizione di una delegazione composta da tre civili e quattro sacerdoti di Alberobello e emanò un decreto con il quale elevò il piccolo villaggio alla città reale, liberandolo dalla servitù feudale dei conti. Alberobello è l’unico centro abitato in cui vi è un intero quartiere di trulli. È quindi considerata capitale culturale dei trulli della Valle d’Itria.

LA MAGIA DEI TRULLI

La storia di questi edifici molto particolari è legata alla Prammatica De Baronibus, un editto del Regno di Napoli del XV secolo che sottoponeva ogni nuovo insediamento urbano a un tributo. I conti di Conversano D’Acquaviva D’Aragona del 1481 decisero di far costruire le dimore a secco, senza usare la malta, in modo che potessero essere configurati come edifici precari, facilmente demoliti.

Pertanto, dovendo usare solo pietre, i contadini si trovano nella forma rotonda con il tetto a cupola autoportante, composto da cerchi di pietre sovrapposte, la configurazione più semplice e solida. I tetti a cupola o a mezzo cono per la paglia chiamati falsa cupola dei trulli sono impreziositi da pinnacoli decorativi che rappresentavano come molti dicono che il pinnacolo era la firma del maestro trullaro che lo fece o che restaurò e rappresentò la posa del pinnacolo un momento emozionante, la cui forma è ispirata da elementi profani simbolici, mistici e religiosi che appaiono soprattutto nel periodo fascista.